Michele Spione

Quando il Tai Chi è passione In questo articolo Michele Spione, insegnante di Tai Chi, racconta in modo ironico e molto veritiero quanto a volte la vita da insegnanti possa essere impegnativa e molto distante dall'immaginario collettivo. Spesso ci si raffigura il maestro che si alza alle 5 di mattina, medita e pratica sino alle 7 e trascorre il resto della giornata nella propria Scuola attendendo che gli allievi arrivino e portino, in segno di riconoscimento, tutto il sostentamento necessario al maestro, che naturalmente si pensa viva principalmente d'aria, non debba mai fare la spesa e quasi mai si muova dal suo eremo tranquillo e felice. Ecco che Michele Spione ci racconta quanto questa fantasia possa essere lontana dalla realtà e quanto la passione per il Tai Chi possa comunque aiutare a superare qualunque ostacolo per amore della diffusione di questa splendida disciplina. Tai Chi Online ti augura una piacevole lettura!

"Catapultarsi fuori all'ultimo momento per raggiungere Monza e arrivarci in 20 minuti. Sfiorando i marciapiedi, pali, muri e senza senza far tanto caso ai semafori (che guarda caso tutti rossi... quando la sfortuna ci vede benissimo!). Per far lezione ad un allievo solo. Se non è passione questa...” Scrissi questa cosa di getto, di pancia, su un social una volta rientrato a casa. Quella sera non avrei dovuto nemmeno tenere lezione, era uno di quei strani giorni a cavallo delle festività natalizie. Il centro fitness, dove tengo il corso di Tai Chi, era normalmente aperto, ma ero quasi sicuro che quella sera non avrei avuto allievi presenti. All’ultimo momento ricevo un messaggio che mi comunica che un allievo aveva intenzione di venire in palestra, anzi, che “ci teneva”. Ci Tiene? Parola magica per le mie orecchie, non ci ho pensato un solo istante, ho preso ciò che mi serviva e sono uscito correndo. Passione, ciò che mi ha sempre mosso da quando ho cominciato a comprendere realmente il Tai Chi Chuan. Da quel momento non ho più ricordato il significato di cene, “happy hour” e partite di calcio con i colleghi. La mia settimana, oltre al lavoro, era scandita da altri interessi, la politica e la conseguente lettura dei quotidiani, i corsi di degustazione di vini, l’alimentazione, i fumetti, la moto, etc… Ho sempre praticato le arti marziali e sempre in maniera seria e continuativa, ma mai mi era capitato prima di sentire questo trasporto che sento oggi per il Tai Chi Chuan. Un trasporto che mi ha fatto prendere una decisione definitiva: lasciare perdere tutto ciò che mi poteva portare via tempo prezioso alla pratica, allo studio, all’approfondimento continuo. Ma soprattutto volevo insegnare, volevo acquisire vera maestria. Non mi accontentavo più, non mi bastava essere un buon praticante, uno studente diligente. No, volevo diventare “Maestro“, questo continuavo a ripetermi.  Io credo che si possano certamente coltivare e praticare più interessi contemporaneamente, ma dipende se li coltiviamo con degli obbiettivi precisi o meno, è legittimo coltivarli per il semplice piacere, per puro passatempo. E` comunque un arricchimento. Ma se si vuole acquisire quella che definisco “maestria”, se si vuole raggiungere un certo livello, a mio parere bisogna fare delle scelte. A meno che non si e` particolarmente dotati... e non è il mio caso. Presi questa decisione e lasciai altre cose, da quel momento in poi non persi una lezione, un allenamento in palestra. E se non erano i corsi con il mio Maestro, erano le mie pratiche personali, in casa, in un box, all’aperto, nella normale settimana o in vacanza, in palestra o al mare, in montagna o al lago. Prima di cominciare la giornata, prima di ogni cosa. Non mi ha mai fermato il freddo o il caldo torrido, nulla di nulla! C’è stato un momento in cui mi allenavo regolarmente con un braccio al collo a causa di un incidente in moto. Ho anche mandato all’aria relazioni sentimentali, “o me o il tai chi”, mi sono sentito dire in qualche occasione. In più ho l’esempio di persone che praticano costantemente e con assiduità pur avendo casa, figli,  famiglia. Persone che attraversano momenti particolari, persone con problemi di lavoro, o che magari non possono più avere le energie di un giovane. Tutti, credo, siamo d’accordo sul fatto che se un insegnante è appassionato della propria materia riuscirà meglio a trasmettere il proprio sapere. Tutti noi abbiamo ricordi di almeno un insegnante di scuola che riusciva a trasmetterci qualcosa anche se la materia stessa poteva risultarci noiosa. Essere sé stessi, sinceri ed onesti con sé stessi e tanto lavoro. Se ci sono questi fondamentali ingredienti prima o poi si verrà ripagati, ne sono sicuro. E non c’è fama, non c’è notorietà che possa mai muovermi come la passione che sento dentro. Se poi riuscirò o meno a raggiungere il mio obbiettivo questo è altro discorso, ma di sicuro non lascerò mai nulla di intentato.

Michele Spione
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