Alesandra Pepe

 

Ti presentiamo l'intervista alla maestra Alessandra Pepe, insegnante di Tai Chi, Nei Gong, Difesa Personale per Donne, Xin Yi, Qi Gong e Yoga. Rispondendo alle domande illustra il suo approccio al Tai Chi spiegando con grande chiarezza come la conoscenza di determinati principi universali favorisca l'apprendimento e l'efficacia non solo del Tai Chi, ma anche delle altre discipline psico-corporee insegnate dalla maestra. Tai Chi Online ti augura una buona lettura!

 

Che cos'è per lei il Tai Chi?
Oltre ad essere una disciplina psico-corporea di lunga-vita, il Tai Chi è per me un modus vivendi, è l'atteggiamento con cui affronto la vita, cioè accogliere totalmente gli eventi - sociali, fisici, emotivi, intellettivi - senza confliggere, con la fiducia che tutto è trasformazione, tutto è adattamento, tutto è evoluzione. D'altronde gli ideogrammi di Wu Shu, termine con il quale si indicano generalmente le arti marziali cinesi, significano per la precisione "risoluzione dei conflitti", interni ed esterni.
Il Tai Chi per me significa anche continua esplorazione del proprio corpo per espanderne la percezione, l'intelligenza, la pro-attività, così da rendere ogni movimento marzialmente efficace pur perseguendo il principio del minimo sforzo.
E' arte, e in quanto tale è libera espressione e bellezza. Ogni praticante esprime se stesso attraverso il Tai Chi, e con il tempo e la dedizione può raffinare il movimento grezzo in movimento perfetto. Non per niente il Dan Tien, che funge da motore interno, significata campo di cinabro, un chiaro riferimento al percorso alchemico-trasformativo presente in ogni civiltà antica.


Come è iniziato il suo percorso nel mondo del Tai Chi e come ha scelto il suo maestro e la scuola di riferimento?
Ho cominciato con corsi avanzati di Qi Gong che affiancavano lo studio della Medicina Tradizionale Cinese e del Taoismo. Questo accese anche la mia curiosità per l'aspetto marziale della disciplina, così comprai prima il libro "Le tre vie del Tao", poi "Scienza, Tao e Arte del Combattere" di Flavio Daniele. Mi piacquero moltissimo e cercai quel maestro per mettere in pratica quei principi.

Il destino volle che proprio mentre facevo ricerche su Internet scoprii che era in programma a Roma uno stage del M. Flavio Daniele e del M. George Xu. Andai, e ricordo che in quella giornata mi chiedevo sorpresa "ma come mai - io che ho fatto yoga, qi gong, posturale, tanti sport, il Kalaripayattu (antica arte marziale indiana) ecc. - queste cose non le so?!? Che cos'è questo modo di usare il corpo?!?". Da allora non ho più smesso di perfezionarmi.

Ad un certo punto del suo percorso ha deciso di diventare insegnante, cosa ha ispirato questa sua scelta?
Io sono un'insegnante nell'intimo, l'ho sempre fatto per tante cose. Credo di avere l'abilità e l'empatia necessaria per stimolare il processo di apprendimento negli altri, trovando per ognuno la chiave migliore. Per quanto riguarda le discipline olistiche già insegnavo Yoga e Qi Gong, passare al Tai Chi è stato naturale, anche se non immediato. Davanti al mare di conoscenza e maestria cui ero - fortunatamente - esposta, per molto tempo non mi sono sentita pronta. Poi tutto a un tratto la nebbia si è dissolta e le mie lezioni hanno acquisito una logica.

I maestri che insegnano il Tai Chi tradizionale toccano tutti gli aspetti, quali tra questi animano di più il suo interesse?
Per 'Tai Chi tradizionale' bisogna intendersi... Il Tai Chi Chuan è un'arte marziale interna, non vuoto balletto. Tuttavia spesso viene proposto al grande pubblico solo da un punto di vista formale. La perfezione del gesto che perseguo non può prescindere dalla sua efficacia marziale.
A me interessa mantenere morbidezza, fluidità, connessione ecc. anche sotto sollecitazione e verifica. Aspiro a sviluppare un corpo totalmente 'vuoto', ovvero togliere ogni tensione muscolare e fare emergere la forza della Terra che si congiunge con quella del Cielo.
Didatticamente mi dedico prima ad una messa a punto del corpo e ad un'acquisizione di principi bio-meccanici da parte dell'allievo, poi passo al lavoro con il Qi, alla produzione di forza e al potere della mente.

Lei insegna Tai Chi, Nei Gong, Difesa Personale per Donne, Xin Yi e Qi Gong. Che ruolo hanno gli aspetti marziali nei suoi corsi?
Avendo tante competenze e una certa sensibilità i miei corsi sono tarati sui partecipanti del momento, sui loro interessi, capacità e tempi, quindi dipende da chi ho davanti. Devo dire che nel mio attuale corso settimanale mi ritrovo allievi interessati alle applicazioni marziali, e quasi tutti hanno avuto altre esperienze in altre discipline, quindi posso spaziare dalle verifiche di efficacia alle varie applicazioni, leve, proiezioni, ecc.
Lo Xin Yi (insieme al Tai Chi e al Ba Gua sono le tre arti marziali cinesi interne) è più dinamico e direzionato, lo uso per sviluppare l'immedesimazione nel combattimento istintivo dei 10 animali che ne hanno ispirato le figure.
Il corso di Difesa Personale per Donne invece tiene presente che quasi tutte le partecipanti sono prive di un background marziale, quindi riservo grande spazio a prerequisiti quali la liberazione corporea - spesso limitata da corazze psicologiche legate a complessi di inferiorità di genere - alla postura, alla presenza consapevole, alla riscoperta del potere interno. Poi si passa alle possibili tecniche in simulazioni di attacco.
Il Nei Gong è sempre presente nelle mie lezioni perché permette l'acquisizione di abilità corporee di cui il Tai Chi non può fare a meno.
Nei miei seminari di Qi Gong faccio tutt'altro e mi concentro sugli aspetti legati alla Medicina Cinese Classica e alla filosofia Taoista.

Potrebbe citare tre elementi chiave per essere un buon praticante di Tai Chi?
Ascolto di sé e dell'altro, rilassamento muscolare, fiducia nell'incredibile potere della mente.

Cosa consiglierebbe agli allievi che oggi entreranno per la prima volta nella loro vita in un una scuola di Tai Chi?
Di informarsi su quello che la disciplina può offrire e scegliere il maestro che fa per loro.


E cosa consiglierebbe agli allievi che praticano da 10 anni Tai Chi?
Di non fermarsi mai, di cercare altri maestri per vedere cosa manca. Di non credersi arrivati.


Il Tai Chi è solo tradizione o può essere anche innovazione?
Tutto quello che non si rinnova si inaridisce e muore. O si imbastardisce. L'uomo moderno ha bisogno di linguaggi, tempi e metodologie adatti al suo sentire.

Si dice che anche i maestri imparano dagli allievi, a lei è capitato di imparare qualcosa di importante dai suoi allievi?
Ho imparato ad adeguarmi a loro. Dai loro progressi ho ricevuto conferme e incoraggiamento. Grazie a loro ho perfezionato il mio metodo.

Può raccontarci un'esperienza particolare legata alla sua pratica del Tai Chi?
La possibilità di divulgare la mia passione mi dà sempre grande soddisfazione. In particolare nel 2013 ho avuto l'opportunità di partecipare all'organizzazione di un convegno sul Tai Chi presso l'Università di Roma 4 - Scienze Motorie, dove ho presentato due lavori: uno relativo ad un corso che avevo tenuto in un liceo romano insieme a Marco Candiloro (fratello di pratica/istruttore alla Neidan School), in cui si evidenziavano i benefici e i cambiamenti corporei e psicologici negli adolescenti. L'altro sulle leggi, principi e gerarchie che governano il corretto movimento del corpo.
La parte pratica si svolse nel monumentale Stadio dei Marmi, con 300 studenti di Scienze Motorie, sotto la guida dei maestri e degli istruttori Neidan. Ricordo quell'esperienza con grande soddisfazione.


Ha mai scritto dei libri?
Si, a parte il mio passato di traduttrice per varie case editrici, negli ultimi anni ho scritto e pubblicato tre libri attinenti alle mie pratiche:
"Tao Sci. Antichi segreti cinesi per migliorare il piacere di sciare", in cui ho trasferito allo sci i principi corporei del Tai Chi;
"L'Io e il Respiro. Manuale pratico per vivere meglio", in cui ho riversato il mio retaggio di consapevolezza respiratoria e Pranayama;
"To get a Pass. I Principi dell'Arte Interna. Test e Verifiche di Efficacia", scaricabile comprensivo di pdf e file video su Taichionline, e preziosissimo per chiunque pratichi o insegni un'arte marziale - anche diversa dal Tai Chi - nel momento in cui vuole verificare se un movimento funziona, produce forza, è efficace ed efficiente (cioè se 'funziona' con il minimo sforzo), se le dinamiche corporee sono tutte in equilibrio e in sinergia. Sul PDF vengono spiegati i principi biodinamici atti ad ottimizzare ogni disciplina ed anche la vita quotidiana.


La pratica del Tai Chi abbinata ad altre discipline salutistiche può generare delle utili sinergie?
Tutto quello che si è studiato e intimamente appreso va a far parte della propria essenza e maestria. Il tesoro didattico di un maestro, quello che può trasmettere, non si può disgiungere da quello che ha compreso e realizzato. Quindi altre discipline salutistiche e quant'altro non fanno che arricchire le persone, così come il Tai Chi arricchisce chi lo pratica. L'evoluzione individuale non è a compartimenti stagni.


Può farci un esempio in cui il Tai Chi le è stato utile nella vita quotidiana?
Molto utile riuscire ad afferrare oggetti che stanno cadendo!
O se sto cadendo io - in uno dei miei incidenti con lo scooter (sic!) - poter contare su un'intelligenza corporea istintiva che mi fa cadere al meglio!


Rivolgendo un invito al lettore di questa intervista, come proseguirebbe questa frase? "Ti consiglio di praticare Tai Chi perchè..."
Vedi sopra! :-)

 

Info e Contatti
Alessandra Pepe
Corsi: area Roma
Telefono: 3408426408
E-mail: apepe5@hotmail.com
Video corso scaricabile subito (lingua = italiano):  To Get a Pass - Prove di efficacia e test nel Taiji Quan
Video: https://www.youtube.com/watch?v=ST9ty05i-hw

 

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