di Francesco Curci ~ energiaeforma.it

Lo Zen nasce storicamente con Bodhidharma che, verso la fine del quinto secolo d. C. lasciò l'India e si trasferì in Cina. Moltissimi praticanti di arti marziali, ivi inclusi i Maestri di Tai Chi Chuan, abbinarono la meditazione zen alla studio dell'arte praticata. La calma durante il combattimento e la concentrazione acquisita durante la meditazione erano considerate spesso come elemento decisivo nella risoluzione di un combattimento. Lo Zen è un'espressione del Buddismo e viene altresì considerato come una filosofia che non implica, ma, al tempo stesso, non esclude l'esistenza di un dio o di più divinità. Ciò non significa incertezza, ma, al contrario, flessibilità, caratteristica principale di tale pensiero. Lo Zen è una delle possibili Vie per l'Illuminazione, cioè per comprendere la propria natura.

Permette di raggiungere uno stato di quiete fisica e mentale senza che nessun pensiero possa disturbarci. Fluidamente ci si libera dalle riflessioni e dalle immagini che contraggono la nostra mente e il nostro corpo lasciandoci liberi di vivere istante dopo istante la nostra esistenza. Praticando Zen è possibile, inoltre, concentrare tutto il nostro essere sull'azione che si sta compiendo, pur mantenendo il contatto con l'ambiente circostante. Si genera, così, l'intuizione, uno degli elementi privilegiati dallo Zen. Affrontare qualunque situazione rivelando il meglio di sé stessi, delle proprie capacità e di tutto ciò che spesso giace sepolto sotto pesanti sovrastrutture, sono alcuni degli aspetti che maggiormente si notano nei praticanti.

Lo Zen non aggiunge nulla a noi stessi, ma toglie ciò che disturba la nostra naturale espressione d'esistenza. Anche il tipo di meditazione praticato è naturale, semplice e rispettoso della nostra esistenza. Grazie alla meditazione è possibile ritornare a ciò che si è nel nostro profondo evitando di porre l'accento su come vorremmo essere o apparire. Si torna ad ascoltare noi stessi, le nostre sensazioni, i nostri stimoli, si torna a riconoscerli e ad agire nel rispetto del nostro essere e del mondo in cui viviamo. "Rispetto" non significa dovere, ma armonia. Chi non desidera star bene e vivere con persone che si sentono altrettanto serene? Dunque, ferire un'altra persona provoca una dissonanza con il nostro essere e con il mondo che ci circonda. Da ciò discende il rispetto per sé stessi e per gli altri, non come frutto di un dogma morale, ma come naturale appagamento della nostra natura di persone.

Lo Zen favorisce lo sviluppo delle capacità percettive facilitando la comprensione degli altri. L'umano intuito è l'elemento indispensabile di chi voglia aiutare un altro in difficoltà, ma anche per percepire eventuali pericoli. Lo Zen si traduce, quindi, in un percorso che integra ascolto e spontaneità, è una strada basata sull'esperienza di vivere secondo il proprio naturale modo di essere.